La Fiat e il nuovo polo del lusso - La Discussione - 17/09/2013

La Fiat e il nuovo polo del lusso

Quella tra la Fiat, e il nostro paese e ancor più la città di Torino, è una storia d'amore-odio lunga più di cent'anni, da quel lontano11 luglio 1899 (anno di fondazione della Casa Automobilistica), fino poi alla creazione e alla messa in funzione dello stabilimento Lingotto avvenuta nel 1923.  In questi 114 anni, la Fiat ha rappresentato e continua a rappresentare il più grande gruppo industriale privato italiano. Purtroppo la storia dei giorni nostri, la cronaca più recente ci dice che la crisi che sta attanagliando il nostro paese, in maniera minore il Vecchio Continente, ha creato un solco in questa storia d'amore. Dopo anni di declino indusriale, dovuta anche a scelte scellerate come quella di chiudere in pratica, il vecchio Centro Ricerche, scelta avvallata  da amministratori del gruppo incapaci di far ripartire e di sfruttare anche solo l'appeal che il made in Italy si è costruito nel mondo. Dopo il buio degli anni 90', dove il  Lingotto ha veramente sfiorato il fallimento, dopo l'accordo con il colosso General Motors americano, il 1 giugno del 2004  è arrivato l'italo-canadese Sergio Marchionne che ha permesso oltre alla risoluzione molto vantaggiosa del contenzioso proprio con la casa americana GM,  un grande rilancio. La ricetta dell'attuale Amministratore Delegato è stata di per sé "semplice",  Marchionne dal giorno del suo insediamento ha azzerato i vertici dirigenziali della Fiat,  mandando a casa circa 80% della vecchia classe dirigenziale, incapace a suo dire anche solo di immaginare degli utili producendo auto. E ha assunto giovani e promettenti dirigenti assetati di successo e dalle pretese economiche molto meno onerose. Un dirigente che non guarda in faccia nessuno e che ha molto a cuore la moltilpicazione degli utili, caratteristica che gli permise di farsi notare dal compianto Umberto Agnelli quando ancora era un signor "nessuno" e lavorava al Gruppo SGS di Ginevra, portando la società svizzera dalla sicura bancarotta all'utile in soli due anni. Giunto in Fiat il suo apporto è stato massiccio, apportando un cospicuo ridimensionamento e una profonda rioorganizzazione di personale e stabilimenti. Nel 2004 le azioni del lingotto valevano meno di 4 €, dopo poco più di tre anni, avevano raggiunto il record superando quota 11€.

 Dopo il grande inzio, il buio della crisi nel 2008, il tentativo di acquisire tramite Fiat la Opel dalla General Motors, Marchionne a inizio 2009 grazie a una lunga ed estenuante trattiva con Stato e Sindacati Americani, riesce nel piano di rilancio della Casa Americana  a fare acquisire alla Fiat il 20 % di Chrysler, per poi arrivare ad uno quota del 46%. La Chrysler, aiutata in dosi massiccie dall'amminastrazione Obama,  7,6 miliardi di dollari il prestito dopo appena due anni dal possibile tracollo è riuscita grazie al know-how Fiat e alla cura Marchionne e al duro lavoro dei dipendenti americani a fare utili e a restituire a Usa e Canada l'intera somma. Ora per l'AD di Fiat-Chrysler, una nuova ennesima sfida: in questi giorni in cui le cessioni del gruppo continuano a diminuire nel mercato europeo con Fiat al di sotto del 5%, a poco meno di un anno dall'apetura del nuovo centro Maserati di Grugliasco alle porte di Torino, Marchionne prova l'ennesimo "miracolo" economico: la creazione di un polo del  lusso nella città sabauda. Un polo che vedrà l'unificazione tra la sede storica del Lingotto a Mirafiori e appunto gli  stabilimenti Maserati di Grugliasco, un investimento da un miliardo di euro che porterà alla fabbricazione del primo Suv Maserati e di un altro modello ancora "segreto" di Alfa Romeo. L'ennesimo tentativo per far si che la storia d'amore tra la Fiat e la città di Torino possa avere un importante e decisivo ritorno di fiamma.

La promessa di Marchionne, (oltre a quella di non far mai produrre auto Afa Romeo al di fuori dell'Italia) è quella di far riassorbire a Mirafiori tutti i lavoratori ora in Cassa Integrazione, le critiche non mancano pensando al fatto che produrre auto Maserati o Alfa  di elevato costo,  non basterà probabilmente a far ripartire interamente la macchina produttiva. Ma l'idea del numero uno di Fiat è chiara, non potendo in Italia, gravata da una tassazione sul lavoro molto elevata  scommettere su di un ritorno di competitività produttiva basata come in passato sulla quantità di auto prodotte, si deve scommettere sulla qualità del made in Italy e in questo produrre auto di lusso può davvero essere una mossa vincente, mossa che i 20.000 veicoli Maserati prodotti e venduti in meno di un anno, sembrano avvalar