Poesie

Il poeta a sedici anni

20.06.2013 03:23

Il poeta a sedici anni

 
Non amava la violenza delle musiche moderne
Quanto la soffice surrealtà della classica
Che meglio di altre si adattava alla sua essenza
Tutta volontà e alienazione.

Spesso si abbandonava a danze macabre e meschine
Nella stanza velluto rosso e crimine
Immaginava sogni perversi di possessi
Spinto da riti profani e da Orff

Quando in trance nel cuore della notte
Singhiozzava, mani torte dita flagellate,
La sua espiazione per annegamento
Nessuno poteva credergli.

In effetti, lo si vedeva sempre superbo
Nell’ombra più oscura degli abissi
Innestare le sue melodie crudeli
Di stupri e vittime
Di logiche sommerse.
Chi avrebbe predetto una solitudine
Così allarmante, non scelta?

Tuttavia la notte rimaneva curvo, l’ombra ritratta sul muro
Per ore propinava sofferenze idiote
Incideva i suoi polsi per avere visioni

E quando ridestato da rumori reali
Tornava alla realtà fanghiglia e ruggine
Tutto l’odio, poco prima celato all’interno
S’infrangeva sui suoi simili
Come tempesta o grandine.

Detestava più d’ogni altra cosa
La superficialità dell’uomo
I sorrisi stinti
Le spinte inermi alla mediocrità.

Nascondeva dentro sé indicibili tesori
Cristalli sfusi e acri
Che non desiderava disperdere
All’allegria dei popoli

Nelle notti, insonne, si faceva aiutare
Da dei bendati e maledetti
Da marmellate amare di poesia francese
Dalla sfolgorante follia di Rimbaud
Dal terrore più nascosto di Ludwig
Dai venti isterici delle Alpi
Che a tratti gli donavano nuove orecchie
                                                               Per istanti intensi di musica rara

E quando gli schiaffi della realtà
Ne incisero l’animo
Dispensò acri carezze
Promise sorrisi ignobili
Pur di tornare con un balzo al sogno
Di farfalle putrefatte con zampe di gigante
Dove cementi disarmati si sciolgono
Nel clamore e nello sciabordio dei venti.


Carlo Buonerba