Inchiesta sullo strumento dei derivati - Quotidiano "La Discussione"

17.07.2013 22:39

La mia inchiesta sul torbido scandalo dei derivati pubblicata sul quotidiano "La Discussione" c

 

Gli italiani da navigatori e sognatori, a scommettitori privati e pubblici (La triste storia dei derivati)

 

Nei secoli scorsi il popolo italico veniva comunemente considerato patria di viaggiatori,  esploratori,  di uomini che hanno con rischio e coraggio scoperto luoghi ameni e sconosciuti.  La letteratura in tal senso è piena di esempi di cui capostipite è Cristoforo Colombo. Ma si sa che con la modernità molti degli stereotipi e dei miti sono caduti. Ed eccoci a 152 anni dall’Unità d’Italia gettati in una storia dove i valori si sono rovesciati e i contorni risultano sfumati.  Nei giorni nostri,  anni in cui la crisi sistemica, il consumismo e le nuove frontiere della globalizzazione hanno  gettato il Vecchio Continente e la maggior parte dei paesi dell’Unione Europea in un tunnel da cui sembra difficile vedere la luce, c’è solo una grande azienda nel nostro paese che continua ad aumentare il proprio giro d’affari:  Il gioco d’azzardo. Secondo le ultime stime  autorevoli in materia ossia quelle  del dossier Azzardopoli, fino allo scorso anno in Italia si spendevano circa 1260 euro pro capite per tentare la fortuna e la tendenza è ancora in aumento,  con un fatturato complessivo che supera i 76 miliardi di euro,  portando il giro delle scommesse legali ad essere la terza industria del Paese dietro a Eni e Fiat.  Questa dunque la fotografia inquietante del sistema gioco in Italia, senza potere stimare con adeguata certezza quanto, invece siano grandi i numeri delle scommesse gestite dalle mafie,  sembra che la cifra possa ampiamente superare i 10 miliardi di euro.  Ma per comprendere meglio il fenomeno riportiamo i  dati di una  Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani curata dall’Associazione “ Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”, secondo la quale in Italia vi sarebbero 1 milione e 720 mila giocatori a rischio e più di 708 mila adulti affetti da “ludopatia”, ai quali occorre sommare l’11% dei giocatori patologici minorenni. Persone che s’indebitano per scommettere e che dichiarano di giocare almeno 3 volte a settimana spendendo mensilmente (2 terzi tra loro) oltre 1200 euro al mese. Una spirale che, in un contesto già ampiamente difficile come quello economico attuale rischia davvero di degenerare, creando una nuova massa di disperati pronti a tutto pur di continuare in questa abitudine.

E se le novità apportate dall’ex Ministro  Balduzzi, (legge sulla sanità pubblica del 13 Settembre 2012, n° 158 art. 5) hanno avuto il merito di riconoscere la “ludopatia” come una vera e propria malattia, disponendone dunque prevenzione e cura e  hanno inserito l’obbligo, nei luoghi dove si scommette, d’affissione di opuscoli informativi  sulla dipendenza da gioco e sui rischi che si corrono, ancora molto resta da fare per arginare un fenomeno che avrà un notevole influsso sulle casse dello Stato, ma che però dovrebbe portare anche a riflessioni attente la nostra classe politica.

 

Questa però non è che la punta di un iceberg molto più grande che ci porta ad affrontare un problema davvero di portata globale e che potrebbe far cessare il sistema economico mondiale. Ossia intricata faccenda degli strumenti derivati, o più comunemente noti come derivati.

Se vi dicessi che la ludopatia è estesa alle classi politiche, agli amministratori e ai contabili di ogni Stato Mondiale, quale sarebbe la vostra reazione?  Indignazione,  sconcerto o incredulità?

Purtroppo la storia che vi racconto è tremendamente cosparsa di dati oggettivi e riscontrabili. I derivati giusto per fare un po’ di chiarezza, altro non sono che delle scommesse (fatte su differenti variabili pressoché infinite:  sul prezzo di un prodotto a una data precisa  o sul’accadimento di un evento naturale, meteorologico o economico) , il concetto di per sé è semplicissimo.   Due entità (siano esse Banche ed Enti Pubblici, Stati e Aziende) si accordano e fanno la scommessa (contratto o titolo). Ovviamente vince chi ha “speculato” ossia guadagnato di più.

 

Per fare un semplice esempio se il titolare di una ditta si accorda con un venditore per un derivato sul costo delle arance  e si impegna a comprare 100 kg di arance tra un anno esatto  al prezzo del mercato attuale, ovviamente nel caso in cui la produzione durante la durata del contratto aumenta, perché magari le molte piogge alternate a giornate soleggiate , hanno portato un incremento notevole, in quel caso il titolare della ditta perderebbe una notevole cifra perché il costo delle arance sarebbe sceso tantissimo, ma per l’obbligo di rispettare quanto stabilito nel derivato dovrebbe comprarle a quel prezzo e rivenderle (sempre che ci riesca) in quel nuovo contesto a una cifra decisamente inferiore.  La perdita sarebbe doppia, poiché oltre al comprare a un prezzo più alto, dovrebbe  rivendere per seguire la concorrenza a un prezzo decisamente più basso.  Fin qui tutto molto semplice, ma i derivati possono essere applicati o utilizzati in ogni contesto,  si può scommettere anche sulle possibilità di uno Stato di fallire,  Credit Default Swap (CDS) comunemente chiamati Swap . Quando la Grecia era vicinissima al default, più vicina di quanto non lo sia adesso, le Banche Tedesche, Inglesi e in parte anche quelle della nostra penisola, hanno tremato moltissimo. Perché oltre a possedere molti dei Titoli di Stato Ellenici, insieme a questi detenevano moltissimi CDS  sulla tenuta dell’economia greca. 

Il problema è che gli ingegneri della finanza, gli operatori di mercato studiano costantemente nuovi tipi di contratti  da somministrare ai differenti possibili “clienti”,  e lo fanno in modi sempre più complicati,  collegando al derivato originario, altre decine di “scommesse” e condizioni.  Una sorta di spirale infinita in cui è davvero difficile districarsi e comprendere, quali possano essere gli effetti positivi e quali quelli nefasti per la propria azienda, o per l’ente, Istituzione che si rappresenta.  Alcune statistiche ci dicono che gli investimenti negli strumenti derivati nel Mondo, supererebbero di dieci volte il Pil dell’intero pianeta. Cifre che fanno rabbrividire e che potrebbero come detto poc’anzi a far collassare il sistema.  Proprio gli studiosi che maggiormente si occupano di queste problematiche economiche e finanziarie, parlano di Bolla dei derivati, poiché in moltissime di queste contrattazioni, giunte come detto a una complessità assurda, non si comprende più quale siano le garanzie a copertura di certe transazioni.   Questa proliferazione dei derivati non ha risparmiato il nostro paese. In Italia è recentissimo lo scandalo della Monte dei Paschi,  che per coprire le forti perdite ha creato due contratti Alexandria e Santorini  poi rivelatisi tossici e che stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza di uno dei nostri più grandi Istituti di Credito. Ma la questione italiana è ancora più complessa poiché moltissime amministrazioni Comunali e Regionali, hanno fatto ampio ricorso a questi strumenti finanziari (che spesso nel caso di Enti Pubblici garantiscono sul breve denaro fresco). Il problema è che regioni come la Lombardia, il Piemonte o alcuni comuni come quelli di Napoli, Taranto solo per citare i casi più eclatanti sono sotto la spada di Damocle di derivati sottoscritti negli anni passati e che ora rischiano di far fallire le diverse amministrazioni.  Poiché gli Istituti Bancari offrono condizioni apparentemente buone sul breve termine,  offrendo svariati milioni di euro agli Enti stessi, ma che al verificarsi di condizioni assai preventivabili, tipo la possibilità che il 15 Agosto del 2015 nevichi a Palermo,  da quella data in poi riscuotono cifre decine di volte maggiori rispetto a quelle elargite alla stipula del contratto.  Ora la condizione posta in questo caso è assurda,  ma per dovere di sintesi serve a far comprendere bene come funziona il giochetto.

Le domande che viene da porci in tale contesto sono due: Forse davvero il Bel Paese, patria di navigatori, sognatori e poeti è diventato il luogo prediletto dei “ludopatici”?

Secondariamente se non fosse più opportuno in materia di scelte economiche e soprattutto di contratti “capestro”  come quello dei derivati, permettere a chi rappresenta la Res Publica (il bene pubblico),  sottoscriverne se proprio devono con una scadenza che non superi il tempo del loro mandato istituzionale?

Vedremo se l’attuale Governo delle larghe intese riuscirà a mettere ordine anche nel caotico e complesso pianeta degli strumenti derivati.

 

 

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